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Tra il 24 e il 25 aprile gli alleati liberarono anche Panama Jack Salton Explorer amazonshoes marroni Estate 540oVBk
e Parma , dove la resistenza cittadina aveva già preso in parte il controllo dei luoghi più importanti, e il 29 aprile Prada Sneakers con cappuccio Blue farfetch neri RlupcJfJ
. Nel complesso in Emilia, le forze partigiane di montagna furono in parte sorprese dalla velocità dell'avanzata alleata e quindi giunsero in ritardo nelle città già liberate dalle truppe regolari anglo-americane con il concorso delle formazioni GAP e SAP cittadine [214] .

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il comandante della piazza, generale Günther Meinhold, cercò di trattare, senza successo, con i partigiani della Divisione garibaldina Pinan-Cichero (guidati da Cat Footwear HEP P715933 amazonshoes beige Primavera bfXu7wPVrX
) appostati sulle montagne che dominano la città, mentre il capitano di vascello Bernighaus organizzava la distruzione del porto. Violenti scontri si accesero al centro della città tra le squadre GAP e i reparti tedeschi e fascisti, mentre i garibaldini della brigata Balilla guidata da "Battista" raggiunsero Sampierdarena . Il generale Meinhold firmò la resa del presidio alle ore 19:30 del 25 aprile nelle mani del capo del CLN locale, l'operaio Remo Scappini Dr Martens classic laceup boots Nero farfetch neri Pelle AB7IloBz
, dopo che tutte le vie di uscita erano state bloccate dai garibaldini di "Bisagno". Il capitano di vascello Berlinghaus e il capitano Mario Arillo della Decima MAS continuarono tuttavia la resistenza, decisi a eseguire le distruzioni previste; dopo nuovi scontri con i partigiani delle Divisioni Cichero e Mingo (comandati da "Miro" e "Boro") scesi in città la sera del 26 aprile anche gli ultimi reparti nazifascisti si arresero. I partigiani avevano salvato il porto dalla distruzione e catturato 6.000 prigionieri che furono consegnati agli alleati giunti il 27 aprile a Nervi [216] . Solo la batteria tedesca di Monte Moro resistette ancora e si arrese alle truppe statunitensi in arrivo [217] .

Sfilata di automezzi dei partigiani per le vie di Bologna.

In Piemonte le formazioni partigiane scesero dalle montagne e puntarono su tutte le città principali rischiando lo scontro frontale con le divisioni tedesche in ritirata: mentre le unità gielliste più forti si diressero su Cuneo , i garibaldini di "Barbato" e "Nanni" e gli autonomi di "Mauri" puntarono su Torino, nonostante l'invito del colonnello britannico Stevens (comandante delle missioni alleate) di non muoversi, e le Brigate Garibaldi di "Ciro" e Moscatelli avanzarono su Novara. Il 25 aprile ebbero inizio gli scontri per Cuneo; dopo aver costretto alla resa le unità dell'esercito di Salò (divisioni "Monterosa" e "Littorio"), i reparti partigiani giellisti di Ettore Rosa, "Detto" Dalmastro, "Gigi" Ventre, Nuto Revelli, Giorgio Bocca, affrontarono duri combattimenti con i tedeschi decisi a mantenere il controllo delle comunicazioni. Solo il 29 aprile, dopo alcune trattative con i tedeschi, finalmente le forze partigiane gielliste, a cui si erano uniti i garibaldini dei comandanti Comollo e Bazzanini e gli autonomi di Pietro Cosa, liberarono la città, mentre rimasero a distanza sulle alte valli i reparti francesi [218] .

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< La città del re lebbroso
Capitolo XV - La scomparsa del balon

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<dc:title> La città del re lebbroso </dc:title> <dc:creator opt:role="aut">Emilio Salgari</dc:creator> <dc:date>1904</dc:date> <dc:subject></dc:subject> <dc:rights> CC BY-SA 3.0 </dc:rights> <dc:rights></dc:rights> <dc:relation></dc:relation> <dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=La_citt%C3%A0_del_re_lebbroso/Capitolo_XV_-_La_scomparsa_del_balonoldid=1873549</dc:identifier> <dc:revisiondatestamp>20170321210151</dc:revisiondatestamp> //it.wikisource.org/w/index.php?title=La_citt%C3%A0_del_re_lebbroso/Capitolo_XV_-_La_scomparsa_del_balonoldid=1873549 20170321210151

La città del re lebbroso-Capitolo XV - La scomparsa del balon Emilio Salgari 1904
- (1904)

Capitolo XV

La scomparsa del balon

Se il Brasile è la patria delle scimmie americane, l'Indocina è la patria di quelle asiatiche.

Le foreste della Birmania, del Siam, del Tonchino, dell'Annam e della penisola di Malacca nonché quelle della Cambogia ne sono infestate.

Bande di babbuini, di gibboni, di ducs dal pelame rosso, di siamang , le scimmie più orribili che esistano sulla terra, di hodok , di lar dal pelame grigio nerastro e dalle natiche nude e rosse, di vavau dalla faccia azzurro cupo e di cercopitechi, i quadrumani più agili e leggeri, percorrono senza posa quelle foreste, spinte da una smania di distruzione e di saccheggio.

I poveri coltivatori sono costretti a sostenere una continua lotta contro quei vandali, che tutto rovinano sul loro passaggio.

Basta una sola notte a quei lesti ed agili quadrumani per rovinare completamente una piantagione di riso, per spogliare i frutteti. Se piombano su una piantagione di canne da zucchero, non lasciano una sola pianta intatta. Anche se sazie fino a scoppiare, continuano a spezzare colle loro infaticabili dita i dolci e succulenti graminacei unicamente per un'abitudine di distruzione.

I danni che ogni anno arrecano sono incalcolabili, e di rado i poveri contadini riescono a difendersene. Abitano ordinariamente molto lontano dalle campagne coltivate, per paura delle tigri e delle pantere, che sono voracissime e che non si trattengono dall'assalire le capanne isolate, introducendovisi dal tetto che scoprono o sfondano facilmente; perciò non giungono quasi mai in tempo per respingere quei predoni a due gambe.

Dunque, il nazional-comunismo, che doveva in origine essere una forma moderna di nazionalismo, adattato ad un regime il cui discorso ufficiale si basava sulla dialettica del marxismo-leninismo, mutò quando il regime divenne dominio personale di un despota che non si rifaceva ad alcuna ideologia, ma che cambiava in continuazione i fini del discorso all’inseguimento della situazione politica interna ed internazionale 13 .

18 Ma la storiografia romena riuscì – complice anche l’allineamento internazionale della Romania – a perdere quei caratteri monolitici che ne avevano caratterizzato gli anni dell’immediato dopoguerra.

19 Negli anni Ottanta emerse un confronto acceso fra i protocronisti – un gruppo di storici che finì per assumere toni fortemente razzisti e nazionalisti – e gli antiprotocronisti, che avevano sposato posizioni filoccidentali.

20 Zavatti dedica un ultimo capitolo alle tendenze storiografiche romene dopo il 1989: «Dopo la caduta del regime comunista, il conflitto tra gli intellettuali ex-dissidenti e gli intellettuali ex-comunisti continuò» 14 . Questi anni furono contrassegnati da due nuovi fenomeni: dalla diffusione della storiografia legata alla rivista «Annales» e dalla decostruzione dei miti nazionali romeni. Quest’ultima tendenza coinvolse solo una parte degli storici, portando ad un’inevitabile scontro tra decostruzionisti e nazionalisti.

21 Chiudono il volume le conclusioni: un tentativo di inquadrare l’immagine della Romania a partire dalle parole di Tony Judt che postula un’eccezionalità del caso romeno 15 .

22 Un’idea emerge con forza in tutti i capitoli: l’autore sottolinea come vi sia una sorta di longue durée delle idee nazionali, che permangono attraverso i secoli a dispetto delle forme di governo al potere; la ricostruzione storica di Zavatti della storiografia romena dimostra perfettamente – in maniera quasi prototipica – la carsicità del pensiero nazionalista nei Balcani.

23 L’intento dell’autore – quello di tenersi lontano dalle singole storie personali degli storici, contrassegnate da atteggiamenti del tutto peculiari – viene rispettato sino in fondo: il risultato è un interessante quadro in cui la ricostruzione storica generale e le vicende politiche si affiancano al discorso storiografico, senza mai far risultare il secondo come un prodotto diretto e pedissequo delle prime. Forse il merito più grande del volume risiede proprio in questo: evitare di ridurre la produzione storiografica ad un mero oggetto di propaganda – pur mostrando tutte le strategie messe in campo dal regime comunista –, offrendo così al lettore un panorama più vasto del contesto in cui operavano gli storici romeni.

24 Benché di carattere specialistico, il volume si rivela un’approfondita analisi dei meccanismi che portano a fare della storiografia un elemento di propaganda politica; l’ampio periodo preso in esame permette di situare efficacemente l’orientamento storiografico di epoca comunista nel più ampio contesto del Novecento romeno.

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